venerdì, ottobre 29, 2004

Il boom cinese è figlio degli orrori

Il boom cinese è figlio degli orrori

La Cina è sempre più vicina anche per i nostri imprenditori che – dopo il boom degli investimenti nell’Europa dell’Est, si stanno sempre più riversando su questo continente. Evidentemente per tanti imprenditori italiani è più facile in questo paese del comunismo reale trovare agevolazioni fiscali e manodopera a basso costo (senza troppi vincoli sindacali). La Cina, come è ormai noto, è in grande crescita economica e fa ogni sforzo per accreditarsi nel mondo come un “paese normale”. Da qui il grande interesse per la moda occidentale, per la conquista delle Olimpiadi (che ospiterà nel 2008) e per le altre grandi gare sportive internazionali.

Si tratta di un Paese alle prese con una delle più imponenti crescite economiche che la storia abbia mai registrato (dal 1996 al 2004, 7-9 punti all’anno di incremento; 20% l’anno di aumento della produzione industriale), soprattutto da quando è entrata nel Wto, nel 2001. Tutto questo ha comportato una gigantesca razionalizzazione della produzione che è stata pagata duramente dalla popolazione in termini di milioni di licenziamenti, di perdita di tutela scolastica, sanitaria e previdenziale. Oggi molti milioni di contadini, diventati ancora più poveri, si spostano nei centri urbani per offrire manodopera dequalificata a costi bassissimi. Il grande sviluppo ha anche altri risvolti amari, dolorosi: si chiamano Aids e Sars . E poi ricordiamo le esecuzioni capitali (oltre 1500 l’anno,cioè il 70% di quelle registrate nel resto del mondo: questa cifra, fa notare Amnesty e le altre ong umanitarie, andrebbe almeno decuplicata), l’uso diffuso della tortura nelle carceri,il traffico degli organi dei condannati a morte, denunciato anche da medici dissidenti cinesi. Per non parlare della rigida politica demografica (un figlio per famiglia) che costringe spesso le madri a uccidere le proprie figlie, appena nate, perché si preferisce il maschio.

L’ultima denuncia risale a qualche giorno fa, quando a Shanghai una donna è stata licenziata dalla sua fabbrica, condannata a 18 mesi e torturata in carcere per non avere rispettato le regola del figlio unico. La denuncia è dell’associazione Human Rights in China. Ma un nutrito dossier è appena stato pubblicato, “Il libro nero della Cina” (edizioni Guerini), dove si ha la conferma documentata come questo Eldorado, per gli imprenditori stranieri, sia in realtà un inferno per la grandissima maggioranza della popolazione. Perché della Cina, ora sempre più vicina, ma così lontana dai diritti umani, si parla pochissimo nei nostri media e, in particolare, nella nostra tv.

Aldo Forbice, Il Giorno.